Nulla è per caso in natura.

Nulla è per caso in natura.

Masanobu Fukuoka, botanico e filosofo giapponese, considerato il pioniere della agricoltura naturale, descrive nel suo libro “La Rivoluzione del filo di paglia” le tecniche da lui sperimentate sulla pratica del non fare, marcando sul principio per cui meno si stressa la natura e più questa riesce ad essere produttiva. Fukuoka considerava superflua qualsiasi pratica volta a migliorare il terreno, proprio in virtù del principio che un terreno ha non bisogno di essere migliorato, perché è la natura a proteggerlo. Un esempio su tutti è la pratica del sovescio, utilizzata nell’agricoltura convenzionale e che consiste nell’interrare apposite colture nel terreno per aumentare la sua fertilità e favorire il nutrimento per una coltura successiva. Alcune piante infatti hanno la capacità di fissare l’azoto, attraverso un procedimento chimico chiamato appunto azotofissazione.

L’azotofissazione come sistema di equilibrio naturale

L’azoto è un gas inodore che costituisce circa il 78% dell’atmosfera, indispensabile nel processo di formazione della clorofilla, delle proteine, degli acidi nucleici e degli aminoacidi delle piante. Purtroppo però l’azoto gassoso non può essere direttamente assorbito dagli organismi vegetali. Ed è solo grazie ad alcune piante, che entrano in simbiosi con alcuni batteri, che avviene l’azotofissazione. Un esempio su tutti è la Leguminosa (fam. Fabaceae). Le leguminose infatti entrano in interazione con un batterio, il “Rhizobium leguminosarum”, che si estende sulle loro radici con formazione di noduli radicali. Questo batterio (la cui temperatura ottimale di sviluppo è tra i 25 e i 30° C e con un pH ottimale di 6-7) fissa l’azoto presente nella pianta assorbendolo dalle radici e trasformandolo in ioni ammonio o nitrato, che vengono rilasciati nel terreno e ne modificano la composizione chimica, permettendo ad altre piante di assorbirlo direttamente dalla terra. In natura sono diverse le piante che svolgono questa funzione, ma la leguminosa è tra le più importanti proprio perchè cresce naturalmente in tutti i terreni. Vi sarà infatti spesso capitato di incontrare nei prati questa pianta, il trifoglio bianco.

Non tutti sanno che il trifoglio bianco (Trifolium repens) è una leguminosa, e che nonostante sia una pianta erbacea spontanea rientra nella famiglia delle fabaceae. Questo Fukuoka lo sapeva bene, ed è per questo che ha sempre considerato la pratica dell’aratura e del sovescio superflua e inutile. Qual è il senso di sprecare tempo a sovesciare un terreno, magari seminando delle leguminose, quando la natura già ce le fornisce pronte e in pieno processo di azotofissazione?

Ed è qui che nasce una delle più grandi esperienze della storia dell’agricoltura naturale, e di come il processo di semina “superficiale” (che Fukuoka svolgeva con l’ausilio di palline di un impasto di semi e argilla), svolto nei punti in cui questa “infestante” (che da adesso chiameremo “non invadente”) dava i risultati migliori, proprio perché il trifoglio svolge una sorta di equilibrio organico che impedisce lo sviluppo delle altre infestanti.

Non solo. Il trifoglio non a caso viene citato da numerosi studi effettuati da Charles Darwin e riportati nella sua opera più importante, “L’origine delle specie” (tradotta in italiano dal biologo Giovanni Canestrini), dove osservò che il trifoglio svolgeva un ruolo indispensabile e fondamentale per il ciclo naturale di alcune specie animali: infatti, per produrre i suoi semi, il trifoglio deve essere impollinato dai bombi (i più importanti insetti impollinatori presenti in natura insieme alle api). E osservò che i bombi costruivano il loro nido nel terreno, dove a loro volta le loro larve erano cibo per i topi campagnoli. E che la presenza di questi ultimi richiamava gli animali carnivori come il gufo, la civetta, la donnola e gatto. Darwin dunque concludeva affermando che l’abbondanza di carnivori faceva aumentare il numero dei bombi e la produzione dei semi del trifoglio. 

Ecco perchè considerare il trifoglio come un’infestante dannosa da estirpare fa solo arrabbiare. La natura nella sua maestosa complessità lascia un ruolo fondamentale a questa pianta, e chi si addentra nell’agricoltura anche da inesperto non può far altro che prendere atto dell’importanza di alcune piante come questa all’interno dell’ecosistema naturale. L’agricoltura naturale, proprio come la intendeva Fukuoka, non è altro che applicare quel minimo di regole per evitare di sovvertire i processi naturali, bensì di accompagnarli e di trarne il miglior vantaggio possibile, con il minimo sforzo. Come afferma lo stesso Fukuoka le piante cosiddette infestanti non vanno eliminate, bensì controllate, poichè esse stesse svolgono il ruolo di controllori dell’ecosistema: un terreno per essere ricco di nutrienti deve essere umido e coperto, e quale pacciamatura migliore se non quella naturale offerta da alcune piante spontanee quali il trifoglio e altre piante addirittura commestibili! La natura non si muove a caso, mai.

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